giovedì 6 ottobre 2016

30 anni di Dylan Dog e i festeggiamenti con Mater Dolorosa

mater dolorosa

Non potevo non parlare di Dylan Dog. No, non potevo.

Perché Dylan Dog è stato qualcosa di speciale per tutti. Un personaggio su carta, ma (e soprattutto) non solo questo. Un horror, ma (e soprattutto) non solo questo. E, come già in tantissimi altri avranno detto, un fumetto seriale, ma non solo.
Dylan Dog è troppe cose per poterlo spiegare, ma è anche allo stesso tempo qualcosa di relativamente piccolo.
"Un horror con un tizio figo che uccide i mostri. Però sì, cioé, i mostri a volte siamo noi. Ceh, non è una roba per bambini eh."
E' difficile da spiegare. E forse neppure Tiziano Sclavi, quel genio, sapeva farlo. Perché si vede, da quelle poche interviste, da quel che poco che si sa, che non è una persona bravissima a parlare.
Dylan Dog è una di quelle cose da dimostrare. Perché tecnicamente un horror lo sappiamo scrivere tutti. Ma Dylan Dog no.

Dylan Dog è una di quelle cose che, nella maggior parte delle volte ti rimane. Ricordo il mio primo albo letto, a tipo 8 anni. La clessidra di pietra. Cosa ci avevo capito? Nulla. Assolutamente nulla.
Ma mi aveva colpito, eccome. E mi era rimasto quel nome così strano, Dylan Dog, nella testa per un po' di tempo. Venne poi quel giorno in cui ero da mia nonna e avevo voglia di leggere qualcosa, ma in edicola non c'era nulla.
Ma, aspetta, c'era un albo di Dylan Dog. E sì, non era neanche il migliore,anzi. Eppure, quell'areo dell'albo Gli Abbandonati mi ha portato di colpo a passare da avere 2 albi ad averne 60. Perché quell'albo era come un passepartout per scoprire che anche mio zio aveva una collezione di Dyd. Con qualche buco, ma erano i primi 50 albi, e pure in una versione cartonata. E boh, a volte quelle cose stupende accadono per caso. Ed è così che si passa un anno di infinite (e stupende) letture...

Dylan Dog, quindi, come a tutte le persone, ha fatto breccia anche in me. Perché Sclavi ci metteva molto dentro. E forse non solo le sue paure: può essere anche visto come una denuncia aperta ad un mondo che si odia. Ma non del tutto: perché nella vita c'è sempre qualcosa che ci salva. E se per alcuni può essere la lettura, per Sclavi sembra essere la scrittura. Per questo siamo contenti che sta per tornare. He's Back! urlerei io.
Quindi io ringrazio Sclavi, prima di tutto. Ma anche tutti quelli che hanno toccato il personaggio. Nel bene o nel male, se l'hanno portato fino ad ora un merito bisogna darlo a tutti.

E ora passiamo all'albo di questo mese, tanto aspettato.
Mater Dolorosa, recita il titolo.
Una storia forte, recita la copertina.

mater dolorosa copertina




Mater Dolorosa è una di quelle storie che si è fatta molto aspettare. Da più di 6 mesi si trovava qualche tavola che già ti faceva venire i brividi. Ora il momento è arrivato: Dylan Dog festeggia i suoi 30 anni e l'albo esce. Una sfogliata veloce e già "azzarola, sti disegni so' la vita!". Forse pure la storia, pensi. Ma dopo due letture, forse è meglio parlar più chiaro.

Mater Dolorosa è una storia che principalmente fa tante cose: crea una trama affatto male, lineare nei tutti i suoi incubi, sogni, sogni negli incubi, incubi nei sogni e flashback, celebra il ritorno di Mater Morbi, nella sua affascinante e misteriosa figura, festeggia un trentennale unendo tanti aspetti di Dylan Dog in una veste di citazioni e rimandi, e continua a mettere tasselli su quello che è stato il colpo di autodistruzione di Sclavi, cioè sulla storia di Dylan Dog, tanto conclusa il prima possibile, tanto continuata e continuata da altri autori.
Quello che viene fuori è, come già detto, una bella storia. Non un capolavoro se pensiamo ai testi, ma una bella storia che si riesce a leggere in pochissimo tempo.
Recchioni cita in più parti della storia altri albi, dal 100 al Lungo Addio, mettendoci dentro tutti i personaggi importanti della serie, che a volte rischiano di passare di fretta, dire la propria e magicamente sparire. Il Dylan Dog qui tracciato è tormentato e alla ricerca di se stesso: in quel poco che effettivamente si vede di lui (nella sua veste adulta, si intende) tende ad assomigliare al DellaMorte DellAmore del romanzo di Sclavi, ma anche ancor più a quello dell'albo Orrore Nero (Dylan Dog Speciale 3) in cui il personaggio compare, recita nelle quasi stesse sequenze del Dylan di quest'albo, e riesce a dare anche a mandare qualcosa di forte. Qui Dylan invece non riesce a farlo, o almeno in modo non completo. La malattia c'è, sì, ma è una cosa veloce, e non scavata nel profondo. Il tutto non riesce a dare al lettore quello che Recchioni probabilmente voleva. In parole povere, la storia non emoziona, e si mantiene su quella buona trama che sembra non volerti mai colpire.
Cioé, in fondo lo vuole, e forse anche troppo.

mater dolorosa recensione
Uno dei momenti più importanti della storia, la battaglia tra Morgana e Mater Morbi appare come qualcosa fatto di frasi "epiche", e di scene "fatte", in un certo senso, toccando un momento non eccellente della storia che banalizza un po' l'albo, in quello sfaccettamento dei personaggi e della trama che rischia di farlo...Appiattendosi! Esempio è anche John Ghost, qui più enigmatico che mai e tassello quasi principale sul futuro di Dylan Dog, pur comunque non riuscendo in qualche frase o momento (quando cita il multiverso, cosa che si poteva non inserire affatto, o la scena di quando è al ristorante).
La storia creata da Recchioni "interna", cioè non la trama in se ma ciò che comporta nella "storia generale" di Dylan, sia fumetto che personaggio, nel suo creare un passato più preciso funziona, è una cosa che probabilmente molti fan vogliono, e, tralasciando che come idea non può mai essere perfetta o adatta ad un personaggio fatto di oniriche contraddizioni, Recchioni sembra gestirla bene.

mater dolorosa recensione
mater dolorosa recensione

Parentesi a parte per i disegni. Cavenago è qualcosa di stupendo, altamente stupendo. Ti prende e ti trascina, ti incute e ti rilassa tramite fantastici giochi di colore. Non troppe linee servono ai suoi personaggi, bensì belle inquadrature e una gabbia spesso modificata. Tantissime splash page che non fanno che far rimanere il lettura affascinato, e addirittura una doppia splash page. Geniale nella scena in cui Dylan esce fuori e uccide gli zombie, potentissimo in tutte le visioni della nave di Mater Morbi, affiancato anche dai suoi bellissimo colori. Perfetto in ogni singola vignetta, Gigi Cavenago è qualcosa che davvero non ti aspetti in un fumetto Bonelli. Mille applausi.
Gigi canevago

Mater dolorosa recensione

Dylan Dog 361, Mater Dolorosa, è quindi un albo buono, con una buona e veloce trama che riesce a fare il suo dovere. La malattia di Dylan c'è ma non da quello che forse uno ci si aspetta: la trama non appassiona, a volte sfocia troppo nel "figo e basta" e qualche appiattimento non manca, ma ci si può passar sopra. Cavenago è perfetto, incuriosisce molto e rende ogni sua tavola un capolavoro.
L'albo non è affatto brutto, e il collegare passato e futuro di Dylan sembra appassionare molto Recchioni. Un tassello per un passato di cui non sapevamo molto ma anche un tassello per un futuro incerto. Chissà chissà, dire io. Chissà come sarà questo futuro per Dylan.

Intanto io gli auguri glieli faccio, poi si vedrà. Auguri Dyd, grazie Sclavi, ti vedrò il mese prossimo, sulle tue belle sceneggiature.


Dylan dog mater dolorosa recensione