mercoledì 8 marzo 2017

Daniel Pennac - Ecco la Storia


Ecco la Storia di Pennac è un libro stupendo. Non ho molte parole da dire né qualcosa da scrivere per farci una recensione. Tralasciando il fatto che qui non ho mai fatto vere e proprie recensioni, ma ho sempre detto opinioni personali messe insieme a tante emozioni o ricordi; resta il fatto però che, a fine lettura, non riesco a capire le tante opinioni negative trovate su internet. E' un bellissimo mix tra realtà e fantasia, in certi punti un bel saggio su come nasce una storia, su come una semplice battuta si evolve e va a creare una storia intricata, in altri punti molto psicologico, nella ricerca del vera propria strada, stufi di essere solo un sosia o un'ombra. Qui lascio un bellissimo passaggio del romanzo, che poteva finire in quell'inutile spazietto della Frase tamarramente poetica della settimana (che tanto aggiorno quando mi ricordo, e la cosa, ma guarda un po', non coincide mai con ogni settimana) ma è troppo lunga, e comunque poi qualsiasi scusa è buona per scrivere un post e fare il figo che sì, qualcosa ci scrivo qui dentro. (sì ok, ho finito coi preamboli e non so perché oggi scrivo anche un po' da depresso che cerca di fare il divertente, ma il motivo non lo capisco).

Scriviamo per farla finita con noi stessi, ma con il desiderio di essere letti, non c'è modo di sfuggire a questa contraddizione. E' come se annegassimo urlando "Guarda, mamma, so nuotare!". Quelli che gridano più forte dell'autenticità si gettano dal quindicesimo piano, facendo il tuffo d'angelo: "Vedete, sono soltanto io!". Quanto a sostenere di scrivere senza voler essere letti (tenere un diario, per esempio),  significa spingere fino al ridicolo il sogno di essere contemporaneamente l'autore e il lettore. [...] Le sue due righe mi avevano messo nello stato di agitazione ambigua che ben conosco: curiosità di essere letto, vergogna di questa curiosità; desiderio di essere adulato, fastidio per questo desiderio; ricerca di critiche oggettive, affermazione d'indipendenza; il tutto su uno sfondo di falsa modestia: Che importanza? Per chi ti prendi? E di interrogativi annoiati, conseguenza di un'educazione nevrastenica. Infatti, per chi mi prendo e che importanza?Insomma, mi facevo la mia depressioncina autunnale.